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Il percorso della gravidanza

scritto da JENNIFER GANDA Ostetrica

I corsi di accompagnamento alla nascita (CAN) rappresentano uno degli strumenti di informazione, conoscenza e consapevolezza più importanti per la donna in gravidanza. Solitamente il CAN è tenuto da una Ostetrica che può essere affiancata da diverse figure professionali come la Psicologa, il Ginecologo e il Pediatra, anche se questi ultimi due partecipano ad un solo incontro. Esistono Can dove l’Ostetrica struttura in modo didattico e frontale tutto il percorso, in cui tiene una vera e propria lezione, dove parla quasi esclusivamente l’Ostetrica e le donne devono ascoltare per 2 ore e, cosa peggiore, vengono considerate come scatole da riempire di informazioni! Questi Incontri servono quasi a nulla, anzi servono a far capire alle donne che devono imparare da un’ostetrica come vivere la gravidanza, come comportarsi e come partorire il loro bambino. Questo è il frutto di anni di medicalizzazione del parto e della gravidanza, e di una società che ci ha sempre insegnato a delegare agli altri, come se si potesse delegare questioni così importanti ed intime come gravidanza e parto, e invece è proprio così! Quante volte sentiamo: ”La mia gravidanza è seguita dal Dott….” Oppure :”La mia bambina è stata fatta nascere dal Dott. o dall’ostetrica…” Esistono altri percorsi basati sul credere ciecamente nelle capacità delle donne, dove niente è da insegnare ad una donna sul suo bambino ,dove forse sono le donne ad insegnare alle Ostetriche e dove attraverso attività di gruppo sono le stesse donne a sviscerare argomento dopo argomento e in cui l’Ostetrica propone solo dei mezzi per affrontare l’argomento dell’incontro. In questi percorsi quasi l’Ostetrica non parla, è come se in una strada l’Ostetrica facesse da guardrail ma è la donna a guidare la macchina! Nei corsi di accompagnamento alla nascita che tengo, non passa un incontro senza che io dica che le donne SANNO. SANNO SENTIRE. SANNO FARE. SANNO COME FAR NASCERE IL LORO BAMBINO. Le donne dentro di se hanno tante di quelle capacità che non esistono nemmeno tutte le parole per descriverle tutte. E’ vero. Oggi in questa società frenetica, frettolosa, basata sull’avere e non sull’essere, sembra che la nostra parte più istintiva e capace, non ci sia, ma non è così. C’è. Bisogna solo darci una spolveratina, perché è coperta di polvere. Questo faccio ai can. Aiuto le donne a tirar fuori tutte le loro capacità, perché ci sono. Sono li. Basta crederci. Chi sono io per insegnare a una donna come partorire? Alle donne non va insegnato nulla, bisogna solo credere nelle loro capacità. Anzi, per me, è l’esatto contrario, siamo noi ostetriche, a imparare dalle donne in travaglio e durante il parto. Sono le donne che dicono all’Ostetrica come preferiscono partorire, quale posizione preferiscono assumere in travaglio o nel periodo espulsivo. E invece spesso in sala parto si sente chiedere all’ Ostetrica: “Dimmi come devo fare? Come devo spingere?” A queste domande nessuno può rispondere. La donna deve essere invitata a SENTIRE. Sentire cosa le dice il suo corpo e sentire cosa le dice il suo bambino. Il segreto è cercare di ascoltare i messaggi del corpo e del bambino. Una donna che non è in comunicazione con il proprio bambino avrà un travaglio e un periodo espulsivo molto più lungo rispetto a una donna che è in piena comunicazione con il bambino. Il bambino sa e sa fare.

Una cosa importantissima dei corsi di accompagnamento alla nascita è la creazione del gruppo. Il gruppo che si forma va rispettato in tutte le sue dinamiche. Io invito le donne a potersi esprimere liberamente senza paura di essere giudicate, tutto il gruppo deve mettersi in un atteggiamento di apertura verso l’altro e di accettazione (senza giudizio) di domande, esclamazioni, riflessioni o semplicemente di racconto di determinati episodi. Quindi “usare” il gruppo come ancora di salvezza, come valvola di sfogo, come sostegno emotivo/psicologico, come punto di crescita. Nel gruppo si vanno a creare momenti di condivisione unici e molto importanti e si formano una rete di conoscenze amichevoli fondamentali durante la gravidanza ma soprattutto nel dopo parto, dove le varie mamme del Can puntualmente si cercano e si mettono in contatto le une con le altre in una rete di supporto vitale nei delicati momenti del dopo parto e del puerperio.

In una visione di estremo rispetto che tiene conto delle capacità innate delle donne e del bambino che si trova nel grembo materno, oggi vediamo allontanarsi sempre più gli anni bui dell’ostetricia medicalizzata fino all’estremo e dove l’operatore era al centro del percorso nascita, per lasciare pian piano spazio ad una ostetricia che rispetta e che pone al centro la donna e i suoi bisogni. E’ in questa ottica che gradualmente abbiamo visto la trasformazione delle sale parto da luoghi molto freddi e poco accoglienti (Ostetrica compresa!) a luoghi curati nei minimi dettagli (candele, musicoterapia, aromaterapia, colore delle pareti, arredamento più casalingo, vasca): tutto questo per cercare di rendere l’ambiente ospedaliero il più possibile simile ad una casa. Ma perché questo? Negli anni si è potuto osservare quanto l’ambiente dove si svolgeva il travaglio fosse importante. Nella propria casa, con i propri spazi, i propri odori, con i visi che conosciamo, dove tutto sa di noi, anche la piastrella più nascosta del bagno, bè, in quel contesto così intimo, il travaglio procede bene e velocemente ma cosa più sorprendente è che la percezione del dolore da parte della donna è molto bassa. Tant’è vero che quando le donne dopo la prima parte del travaglio, svoltasi a casa, sentono di doversi avvicinare all’ospedale, ecco che appena entrate in sala travaglio, il dolore di colpo diventa insopportabile oppure si arresta il travaglio. Incredibile quanto la nostra psiche sia potente, dimostrazione del fatto che il travaglio è fatto dal nostro corpo ma anche tanto, anzi direi moltissimo, dalla nostra psiche! Per questo motivo si consiglia vivamente di restare a casa quando insorge il travaglio, il più possibile finchè la donna dentro di se sente il bisogno di andare verso l’ospedale. Il luogo migliore dove partorire lo conosce solo la donna, l’importante è garantire la libertà di scelta. In alternativa all’ospedale, è ritornato possibile partorire a casa con la stessa serenità e sicurezza del parto in ospedale: le gravide che intendono optare per questa scelta sono molto monitorate e si tratta di gravidanze fisiologiche o a basso rischio, non si può abitare molto lontano dall’ospedale e inoltre tutti i mezzi di pronto soccorso sono a conoscenza che si sta svolgendo un travaglio a domicilio. L’organizzazione e la scrupolosità dei travagli a domicilio sono ad altissimi livelli per la sicurezza di tutti. In ospedale come a casa e come in casa maternità deve vigere il rispetto sulla donna e sul momento nascita, che appartiene alla coppia, la quale, in quei importantissimi momenti sta diventando famiglia. Sono attimi molto importanti dove tutti gli operatori sanitari dovrebbero solo guardare in punta di piedi, intervenendo solo ed esclusivamente in caso di necessità.

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