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Il travaglio e la nascita

Scritto da JENNIFER GANDA Ostetrica

E’ certamente molto difficile parlare di travaglio perché ogni donna è un mondo unico ed irripetibile, perfino nella stessa donna che può avere 8,9,10 travagli si può notare che saranno tutti diversi tra loro, come percezione, come tempi, come vissuto, questo perché ogni bambino ha una sua energia e un suo carattere che emerge già in travaglio di parto! Ricordiamoci che il bambino nel travaglio svolge un ruolo centrale ed attivo (anche se fino ad alcuni anni fa la scienza sosteneva che il feto fosse una “tabula rasa” cioè un essere senza alcuna capacità e completamente passivo). Il bambino nel travaglio compie un lavoro in “tandem” con la madre, contrazione dopo contrazione deve confrontare i diametri della propria testolina con i diametri della pelvi della madre e scendere millimetro dopo millimetro nel canale del parto.

Dopo questa piccola premessa vorrei provare a descrivere quali sono le varie fasi che tendono ad accumunare la stragrande maggioranza dei travagli:

FASE PRODROMICA

il travaglio non è altro che l’inizio di una serie di cambiamenti, questa è la fase dove la donna inizia a percepire le prime contrazioni che si presentano come un indurimento della pancia e non sempre sono accompagnate da una sensazione dolorifica. La donna percepisce bene che qualcosa sta cambiando dentro di se: alcune donne non sentono dolore, alcune sentono una sensazione di fastidio al basso ventre, altre sentono una dolìa alla zona lobare e altre ancora sentono dolori simili al dolore mestruale. Questa è una fase PREPARATORIA che il nostro corpo mette in atto proprio per prepararsi al travaglio vero e proprio, perché questa fase non è considerata ancora travaglio dal personale sanitario ed è proprio per questo che le donne che vanno in ospedale in questa fase, vengono puntualmente mandate a casa (dopo un piccolo tracciato cardiotocografico di controllo). Questa fase può durare da qualche ora ad un paio di giorni ed è caratterizzata da una completa IRREGOLARITA’ delle contrazioni, del loro susseguirsi, della durata della contrazione e nell’intensità. Quindi si può avvertire una contrazione ora, una tra 40 minuti, un’altra tra 25 minuti e un’altra ancora tra 2 minuti. Cosa fare in questa fase? Solitamente si consiglia di distrarsi, non si può certamente vivere nell’ansia continua dell’aspettare la contrazione successiva che magari arriverà tra 50 minuti!! No. Anche perché lo stress e l’ansia giocano un ruolo importante ed è sempre contro di noi, ostacola il travaglio ed è causa di molte patologie della gravidanza. E’ bene avvertire il partner e per distrarsi si può preparare il “nido” a casa che accoglierà la famiglia, ascoltare musica, finire di preparare la valigia. E’ molto consigliato in questo periodo fare un bel bagno caldo perché se si tratta di un “falso allarme” le contrazioni tenderanno a sparire.

FASE DI TRAVAGLIO ATTIVO o PERIODO DILATANTE

con il passare del tempo, in modo graduale le contrazioni iniziano ad essere molto fastidiose e ad avere una certa entità dolorifica percepita dalla donna, nel contempo iniziano poco alla volta ad avere una certa regolarità (nel tempo, nella durata e nell’intensità) rispetto al periodo precedente. In questa fase la donna può rimanere a casa se vuole, è importante ascoltare dentro di se i messaggi che il corpo e il bambino ci mandano. Ogni donna sa bene quando è il momento giusto per andare in ospedale. Una delle domande più frequenti che vengono fatte al corso pre parto riguarda proprio quando andare in ospedale. Quello che vorrei che le donne tengano ben presente è che si DEVE andare in ospedale SUBITO se si perde molto sangue, e non si deve andare nell’ospedale dove la donna intendeva andare a partorire che magari dista un’ora di strada, ma ci si deve fermare all’ospedale più vicino. Se si rompono le membrane e si perde liquido amniotico non c’è un’urgenza di “correre” in ospedale, la donna può tranquillamente preparare le ultime cose per la valigia, sistemare casa o avvisare il proprio compagno e a breve dirigersi verso il centro nascita. Indipendentemente dal posto in si trova la donna, casa, ospedale o casa maternità, in questa fase c’è una continua ricerca della posizione antalgica che, per quella contrazione, procura più sollievo. La donna deve assolutamente muoversi perché muovendosi, ondeggiando il bacino, camminando, cambiando posizione, aiuta anche il bambino nella faticosa discesa nel canale del parto ed aiuta se stessa a capire quale sarà la prossima posizione antalgica per la contrazione che verrà. In questo periodo, se parliamo di un travaglio fisiologico, il monitoraggio del battito fetale e delle contrazioni su carta (tracciato cardio-tocografico) non deve essere di continuo.

Solitamente l’Ostetrica propone varie metodiche di controllo naturale del dolore:

L’USO DELL’ACQUA

l’immersione in vasca con acqua calda (t 37°) aiuta il rilassamento e la distensione dei muscoli, attiva le grandi fibre nervose che inibiscono le fibre più piccole (le quali trasmettono la percezione di dolore) Teoria del cancello di Melzack e Wall -LE POSIZIONI LIBERE: senza ausili o con come per esempio l’uso del pallone o di materassini per stare a terra, aiutano la donna nel tollerare il dolore e il bambino nella discesa del canale del parto;

L’USO DELLA VOCE

attraverso il canto carnatico;

MASSAGGI

in particolare alla zona lombare e fascia renale, di solito danno sollievo le pressioni profonde nella zona dolente durante la contrazione e rilasciare dolcemente nella pausa, ma ognuno ha il proprio massaggio che preferisce così come ci sono donne che in travaglio non sopportano assolutamente di essere toccate;

RESPIRAZIONE

respirare in modo profondo e lento aiuta l’ossigenazione del bambino durante la contrazione;

RILASSAMENTO

attraverso visualizzazioni o RAT (training autogeno respiratorio).

Nella prima fase del periodo dilatante la donna, durante la contrazione, è concentrata con occhi chiusi e nella pausa è vigile. Da una dilatazione di circa 5-6 cm fino alla dilatazione completa ( seconda fase del periodo dilatante) le contrazioni acquisiscono regolarità, hanno una durata ed intensità maggiore rispetto al periodo precedente, e l’intervallo tra una contrazione e l’altra tende ad accorciarsi: la donna è molto concentrata durante la contrazione e durante la pausa entra in uno stato di “trance” dove sembra completamente addormentata e non da segni di risveglio nemmeno ad una stimolazione da parte del partner, che spesso e volentieri si spaventa molto di fronte a questa situazione e chiede spiegazioni all’Ostetrica. Lo stato di “trance” è uno stato alterato di coscienza che deriva da diversi fattori: fisici, ambientali, emozionali, neuro-ormonali. La “trance” porta la donna in uno stato di apertura e recettività che le permette una comunicazione intima e profonda con se stessa e con il bambino. Questo stato viene indotto perlopiù dai fattori elencati sopra ma un ruolo fondamentale è giocato dalle ENDORFINE, morfine endogene, indispensabili perché si verifichi lo stato di trance, dove la donna non ha più una percezione del tempo, dello spazio e della realtà circostante: alla fine questo la porterà al dare la vita, all’accoglienza e all’accudimento. La presenza delle endorfine, provocata dal ritmo crescente delle contrazioni, aumentano sensibilmente la tolleranza al dolore del travaglio perché essendo sostanze morfino-simili hanno un’azione analgesica.

E la visita? La visita interna serve per avere informazioni sul collo dell’utero, sulla sua dilatazione, sullo stato delle membrane (integre o rotte), sulla discesa della testa fetale, e per capire se il bambino è ben posizionato. La visita interna può dare informazioni su qual è il punto di partenza ma se il travaglio procede bene e ci sono segnali di progressione, non è necessario fare visite ogni due ore come di solito avviene in molti ospedali. La dilatazione in cm non è di per se importante, conta molto di più il lavoro che sta facendo la donna, il supporto del compagno, il modo in cui reagisce il bambino e capire se ha voglia di nascere in breve tempo.

FASE ESPULSIVA

molte donne pensano che raggiunta la dilatazione completa di 10 cm, inizia il periodo espulsivo…non è proprio così! Potrebbe verificarsi una fase di transizione o latente dove le contrazioni quasi spariscono, questo può durare anche mezz’ora o un ‘oretta. E’ giusto rispettare i tempi del parto di ogni donna e quindi la condotta da assumere è di attesa. Si aspetta finchè la donna non inizia ad avvertire contrazioni accompagnate dalla voglia di spingere, è un riflesso tipico ed è uno stimolo incoercibile, non si riesce in nessun modo a controllarlo, la donna lo può solo assecondare. Ricordo che in tutte le fasi del travaglio il bambino svolge un gran lavoro, non meno faticoso ed intenso della madre. Anche in questa fase il bambino sta provando emozioni forti e sta lentamente confrontando i diametri della sua testa e delle sue spalle con i vari diametri della pelvi della madre. E’ un lavoro che richiede tempo. E tutti gli operatori sanitari devono rispettare questo momento. In alcuni ospedali operano già in questa visione di rispetto ma altri no, ed è bene ricordare quindi che in sala parto esistono dei DIRITTI che si possono far rispettare, portando con se un Birth Plain (piano del parto) o semplicemente parlando di questo con la propria Ostetrica, che sicuramente terrà conto delle richieste fatte durante il travaglio.

I più importanti diritti/richieste sono:

  • Tenere le luci spente o soffuse
  • Tenere un tono di voce basso
  • Evitare la perineotomia
  • Lasciare la donna nelle posizioni libere
  • Ritardare il taglio del cordone ombelicale a quando la placenta smette di pulsare
  • Posticipare il bagnetto del bambino

La fase espulsiva può durare da 15 minuti a un’oretta circa, e vorrei precisare che le donne lasciate libere, non partoriscono mai sul classico lettino (pensate a quando dovete andare in bagno … stando coricati con le gambe in alto sarebbe impossibile!!!), ma nella stragrande maggioranza dei casi si accovacciano a terra oppure a carponi. Sono due posizioni che limitano al minimo probabili lacerazioni al perineo e favoriscono la discesa del bambino. dopo che la testina affiora creandosi lo spazio che le serve, il bambino fa una piccola rotazione per posizionare le spalle e far si che anch’esse si disimpegnino. Il bambino una volta nato, si aspetta che la coppia faccia la propria accoglienza nei modo e nei tempi che credono adatti alla loro famiglia. Anche questo momento necessita di grande rispetto e per questo motivo che è bene fare presente di posticipare il bagnetto, magari a quando lo possono fare la mamma con il papà. Importantissimo è assecondare il bambino nel primo attacco al seno, lasciarlo esplorare, e conoscere… nel frattempo la mamma si mette comoda, magari sul letto e mentre la coppia fa l’accoglienza e diventa famiglia, si attende la fuoriuscita della placenta (FASE DI SECONDAMENTO). Il distacco della placenta non è doloroso, può avvenire da 15 minuti fino ad un’ora dopo la nascita del bambino. Una volta uscita la placenta, l’Ostetrica controlla che sia uscita interamente e che anche le membrane siano complete. Ora inizia il POST PARTO è un periodo di 2 ore dove la puerpera viene costantemente controllata dalla sua Ostetrica, in tutti i suoi parametri vitali (t°, pressione, battito cardiaco, involuzione uterina, perdite ematiche, punti di sutura) e viene valutato se l’allattamento sta procedendo in modo corretto.

L’ENERGIA MASCHILE NEL TRAVAGLIO

Non esiste persona più adatta del partner per sostenere una donna in travaglio e per trasmetterle forza e sicurezza. In un processo tanto grande e profondo la fiducia e l’abbandono nell’altro sono cruciali, il sentirsi protetta dal proprio uomo e in connessione con la sua energia, aiuta molto il processo di apertura. Il sostegno rende realmente possibile l’apertura durante il travaglio: poter spegnere la mente e far uscire la parte più intima di se stesse , quella istintiva e animale. E’ importante considerare il soggetto-coppia fin dall’inizio in modo da ridefinire gli equilibri maschili e femminili.

UN ACCENNO SUL DOLORE …

Il dolore è un fenomeno soggettivo che può essere influenzato da molte variabili e possiede sempre due componenti: una fisiologica (sensoriale) e una psicologica (emotivo-affettiva). Il dolore del travaglio e del parto è un dolore che svolge un ruolo ben specifico e di conseguenza bisognerebbe chiedersi quanto è bene cercare di eliminarlo completamente!! Il dolore nel travaglio è uno stimolatore endocrino di endorfine, come detto sopra, indispensabili per lo stato alterato di coscienza tipico della seconda fase del periodo dilatante. E’ inoltre una guida per la donna e per il bambino perché il dolore fa ricercare continuamente la posizione antalgica più consona, e inoltre aiuta a cercare e volere la “separazione” dal proprio bambino.

Tra i fattori che aumentano il dolore del parto:

  • Mancanza di movimento libero
  • Posizioni innaturali es. distesa, litotomica…
  • Tensione, paura, ansia, delega, passività
  • Scarso legame endogeno con il bambino
  • Ambiente stimolante es. luci accese, porte aperte, rumori esterni forti, voce alta degli operatori, eccessiva presenza di operatori sanitari
  • Assenza di sostegno del compagno o di una persona cara
  • Mancanza di rilassamento nelle pause
  • Medicalizzazione del parto es. uso di ossitocina, dilatazione manuale del collo dell’utero, accelerazione dei tempi del travaglio, episiotomia
  • Allontanamento immediato del bambino dopo la nascita (mancata accoglienza)

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