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ROBERTA BIANCHI Psicologa

Durante il corso di preparazione al parto l’insegnamento del Rilassamento assume una notevole importanza. Lo stato di rilassamento è una condizione naturale dell’organismo ed è l’opposto dello stato di stress.

Pur nascendo con una naturale capacità di rilassarci, talvolta sembriamo perderla per lasciare il posto ad un perenne stato di stress. Oggi spesso viviamo come quasi travolti da un ciclo inarrestabile di situazioni, di competitività e tensione che sono nocive al nostro equilibrio, ma che rispondono ai valori accettati dalla società. In questo tipo di vita la tecnica di rilassamento proposta nei corsi di preparazione al parto si pone come un momento di sosta e di riflessione, come una proposta di ribaltamento dei nostri valori abituali. Ad una condizione di attivismo e tensione contrappone infatti uno stato di passività e distensione.

Molte persone che affrontano per la prima volta gli esercizi di rilassamento, dimostrano spesso un attaccamento al proprio stato di tensione nell’illusione di trovarvi una sorta di equilibrio e mostrano invece un rifiuto inconscio a staccarsene per la paura di non essere in grado di trovare nessun’altra condizione che gli dia lo stesso apparente equilibrio.

Ma quale disponibilità possiamo offrire ad un altro tanto bisognoso quanto un piccolo appena nato, se non siamo in grado di offrirla a noi stessi?

Un figlio ci costringe a fermarci, prenderci tempo e spazio, proprio come avviene con il rilassamento: fermarsi per ascoltare e riflettere tutto ciò che la propria interiorità ci suggerisce e per entrare in relazione con tutti gli elementi del corpo e della mente.

Cit. De Chirico 2006)

E’ inoltre provato che una madre ben rilassata aiuta il suo bambino a nascere con minor trauma rispetto a quella tesa e spaventata. Diverse indagini rivelano infatti che esiste una evidente differenza nel vissuto della gravidanza che viene sperimentato dalle donne che seguono percorsi, individuale o di gruppo, di psicoprofilassi al parto.

L’esperienza della nascita per il bambino è intensa, le sensazioni sono rese più forti dal contrasto con ciò che veniva vissuto prima, nell’utero della madre, dal fatto che “non sono ancora organizzate in percezioni connesse le une con le altre e in quanto tali più selvagge, intollerabili, opprimenti”.

Cit. Leboyer 1974

Il rilassamento quindi può essere considerato come uno strumento di ampia utilità, andando nella direzione più che mai attuale del diritto della madre a un “buon parto” e del diritto del bambino a una “buona nascita”. Tutte le tecniche di rilassamento usate nei corsi di preparazione alla nascita, pur non essendo considerate “tecniche analgesiche” in quanto non eliminano il dolore, vanno ad agire sulla componente psicologica dello stesso, interrompendo il ciclo “pauratensione-dolore”.

Come tutto ciò che non si conosce, il parto genera spesso ansia e paura andando così ad aumentare la tensione in differenti aree muscolari della donna in gravidanza, rendendola più sensibile al dolore e più propensa a respirare scorrettamente. Le conseguenze sono un ulteriore aumento del dolore e un ostacolo alla dilatazione.

Lo psicologo, coadiuvato dalla figura del fisioterapista, può insegnare a riconoscere nel corpo i segnali associati ad ansia e paura, quali posture ricche di tensione, cattiva respirazione e contrazioni nei muscoli.

tecniche di rilassamento in gravidanza

Oggi, senza dubbio, il metodo del Training Autogeno, associato ad altre tecniche e attività psico-educative, è la forma più diffusa di preparazione e di assistenza psicologica al parto adottata nel nostro Paese. Alcuni professionisti preferiscono adottare ancora gli efficaci esercizi della metodologia tradizionale dello psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz, mentre altri sono più propensi ad adottare il metodo sviluppato da Umberto Piscicelli, chiamato R.A.T., ossia Respiratory Autogenic Training.

Le tecniche di rilassamento maggiormente utilizzate sono il Training Autogeno e il R.A.T. ( Respiratory Autogenic Training)

Nel primo caso si adottano i sei esercizi del T.A. (Training Autogeno) del ciclo inferiore – pesantezza, calore, respiro, plesso solare, cuore e fronte fresca – dopo aver svolto l’esercizio propedeutico ed alcuni esercizi supplementari che possono essere scelti o coniati per affrontare le insicurezze e l’ansia legate al parto e alla maternità. Nel metodo R.A.T. invece è stata sviluppata una procedura con degli esercizi speciali che hanno in comune con il T.A. di Shultz l’approccio al rilassamento con procedure che tendono a far generare in modo autonomo e attivo nella gestante il rilassamento, differentemente da ciò che avviene nei metodi che adottano delle eteroinduzioni impartite sistematicamente da un conduttore.

All'inizio con il R.A.T. si puntava ad utilizzare delle metodologie autogene per contrastare stati di squilibrio emozionale in gravidanza e nel corso del parto, oggi viene utilizzato in particolare per fornire aiuto alla donna nel momento del travaglio. Questo metodo comprende sette esercizi che integrano tecniche respiratorie, esercizi di rilassamento progressivo e tecniche immaginative. I sette esercizi vengono generalmente appresi dal quarto mese e, dopo il primo ciclo, si continua simulando le fasi del travaglio in modo che ogni gestante possa immedesimarsi nel respiro autogeno, ascoltando il rilassamento muscolare secondo i ritmi tipici del parto.

Secondo alcuni professionisti, tuttavia, questo metodo è più difficile da ricordare rispetto a quello tradizionale, quindi viene spesso utilizzato solo nell'ambito delle sedute condotte dalla guida. Anche per questo è sempre più frequente il ricorso, anche in gravidanza, al Training Autogeno. Esso permette di attenuare le oscillazioni degli stati emotivi e di umore della futura mamma, che accompagnano spesso tutta la gravidanza e il dopo parto. Il Training Autogeno può offrire protezione, ma anche strumenti di prevenzione dei disturbi legati all'ansia della gestante e alla depressione post-partum. Il Training Autogeno si è dimostrato efficace anche nel favorire la riduzione di disturbi a base psicologica tipici della gravidanza, come nausea, vomito, insonnia, irritabilità, stitichezza, dolori tensivi, sbalzi di pressione. Questo metodo, infine, anche associato ad altre tecniche di allenamento mentale, permette di ridurre o di recuperare velocemente il dispendio energetico psicofisico, perché allena corpo e mente a tenere comportamenti che agevolano un minore dispendio di energie psicologiche e fisiche.

L’allenamento autogeno è in grado di stimolare anche la produzione di endorfine, sostanze che contrastano naturalmente l’ansia e l’agitazione, favorendo anche il controllo dei dolori. I risultati delle indagini condotte dimostrano tuttavia che gli effetti del Training Autogeno sono tanto più efficaci, quanto più la donna si impegna ad eseguire gli allenamenti nel corso della settimana.

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