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ELISA MAZZOLA Psicologa

Cos'è il genogramma

Mettere al mondo un figlio è l’esperienza umana più comune e condivisa: ogni essere umano è stato generato all’interno di un corpo di donna; il corpo della madre è:

il primo, originario oggetto d’amore... luogo in cui ognuno di noi ha dimorato un tempo

Cit. Buzzatti Salvo 1998

Diventare genitori è un’esperienza universale e trasversale alle società e alle generazioni, ma anche unica nella vita di una donna e di un uomo. Questa è, soprattutto per la donna, contemporaneamente fonte di eccitazione e gioia ma anche di profondi sconvolgimenti emotivi causati dalla presenza e dalla prossimità fisica con il feto, che sollecita in lei sensazioni arcaiche e intense:

La gravidanza di per sé stessa è un evento bizzarro, che risveglia sentimenti primitivi tra due persone che risiedono insieme nello stesso corpo e ansie rispetto al mistero femminile della formazione, conservazione e trasformazione

cit. Raffael - Leff 1991

Il genogramma è una specifica “versione” dell’albero genealogico utilizzato dai terapeuti familiari. Può essere definito come la rappresentazione grafica della struttura di una famiglia, accompagnata dalle verbalizzazioni che colui che compila il genogramma fa rispetto alle relazioni tra i soggetti rappresentati, alla comunicazione tra essi, alle somiglianze o differenze, ai miti o ai rituali che caratterizzano parti del sistema rappresentato (o il sistema intero).

Alla semplice descrizione dei legami di parentela si aggiunge, dunque, l’analisi degli elementi relazionali, emotivi e affettivi. In base alla teoria di riferimento di chi utilizza questo strumento, in base dunque all’epistemologia in cui si inserisce questa tecnica, il genogramma può focalizzarsi su alcuni elementi piuttosto che su altri; tra i rami dell'albero pare celarsi il segreto o la spiegazione di un comportamento.

Il genogramma: l’influenza dei legami familiari generazionali sulle aspettative e sul futuro del nuovo nato

Partendo dal presupposto che il bambino è il risultato dell’incontro di più famiglie poste sia lungo la verticalità generazionale di uno stesso ceppo sia sulla orizzontalità di incroci di famiglie appartenenti a ceppi diversi (paterna con materna), un’attenta lettura del genogramma del bimbo ci può aiutare a definire le questioni ereditarie genetiche e a prevedere anche quali comportamenti passati potrebbero essere trasmessi all’ultimo arrivato. Il lavoro che viene presentato è frutto di un’esperienza concreta effettuata all’interno di un corso preparto a cui hanno partecipato quattro coppie.

Con l’aiuto delle informazioni fornite da ciascuna delle mamme presenti, viene tracciato per ogni bimbo un genogramma partendo dai bisnonni materni e paterni; viene così impostato un lavoro mirato a raccogliere attraverso domande specifiche, informazioni circa i messaggi che vogliamo far passare o vengono involontariamente trasmessi al piccolo già a partire dai primi momenti di interazione con i genitori in generale e con la mamma in particolare. Prendiamo in esame una serie di genogrammi.

Il genogramma di Leonardo

Genogramma Leonardo

La terza generazione: i genitori di Leonardo. Quali sono le caratteristiche, i messaggi che Sarah (la madre) vuole trasmettere a Leonardo? Alla prima domanda della psicologa, Sarah risponde che vorrebbe trasmettere a suo figlio l’educazione, il rispetto, il non essere egoista ed egocentrico o prepotente ed il saper dare amore agli altri. Sarah dice di sé che è timida, permalosa, insicura, educata, che porta rancore; mentre il marito Alessandro è buono, poco paziente, gli passa subito dopo la sfuriata. Inoltre è molto pigro, passionale e abitudinario. Con molta speranza Sarah dice che vorrebbe che suo figlio, Leonardo, diventasse sicuro di sé.

La seconda generazione: i nonni di Leonardo. Alla domanda della psicologa relativa alle caratteristiche dei genitori di Sarah, lei risponde che “il papà è calmo, voleva farsi prete, ed è un abitudinario…”. Ma la psicologa incalza e chiede quale messaggio le ha dato il papà. E Sarah risponde che il padre le ha trasmesso il messaggio della calma mentre la madre, Paola, è un’artista, dipinge. Riesce in tutto quello che è manualità ed è molto ma molto apprensiva. Non ha regole. Alla fine conclude che le due personalità (di mamma e papà) sono opposte. La coppia afferma che la madre di Alessandro (Luciana) è buona e non invadente, ma un po’ pesante perché ripete le cose all’infinito. Scatta spesso e facilmente ed ha pochi interessi; il suo primo interesse è Leonardo.

La prima generazione: i bisnonni di Leonardo. Per aiutare i propri figli a percorrere la loro strada, sviluppando adeguatamente caratteristiche e personalità, occorre risalire fino alla vita dei nonni dei genitori del piccolo. Per esempio un bimbo che abbia avuto un nonno artista, ha buone probabilità di diventarlo anch’esso. Sarah ricorda che il nonno materno era severo. Man mano che andiamo indietro nel tempo e nelle generazioni, i ricordi sfumano e rimangono soltanto le caratteristiche salienti. La cosa importante è che tra le generazioni vengono trasmessi alcuni tratti caratteriali che qualche volta si presentano tra la terza e la prima saltando per esempio la seconda (casi di gemelli, caso di artisti, caso di patologie rare).

Il genogramma di Anna

Genogramma Anna

Elena (che si definisce testarda, volonterosa, timida) vuole trasmettere alla figlia il messaggio dell’amicizia, dell’onestà, dell’amore e soprattutto del rispetto verso gli altri. Il papà, Massimo (definito dalla moglie come onesto rispettoso, volenteroso, testardo), vuole trasmettere ad Anna gli stessi messaggi educativi della mamma.

I genitori in questo caso sono in linea rispetto agli obiettivi educativi, pur essendo in conflitto tra loro. La nonna materna viene ricordata come affettuosa e severa così come il nonno. Osserviamo come le generazioni successive possano interrompere dei circuiti relazionali. Elena, per esempio, che ha lavorato molto sulla sua eccessiva rigidità e vuole trasmettere alla figlia maggior flessibilità e un po’ di menefreghismo. Adesso succede che i genitori di Massimo abbiano solo lavorato senza essere vicini e affettuosi con i figli e ora scavalchino la generazione e si sovrappongano alla genitorialità del figlio manifestando affetto per il nipote.

E’ importante mettersi a discutere tutti insieme (genitori, nonni, tra famiglie e generazioni). Il maschio fa più fatica a crescere come genitore, come papà, poiché non partecipa al parto in maniera diretta come la mamma. Nella storia di Elena emerge una figura di riferimento fondamentale per l’intera sua famiglia di appartenenza, la tata Amelia.

Il genogramma di Elisa

Genoogramma Elisa

Cristina che si definisce timida, orgogliosa, permalosa e disponibile, vorrebbe che sua figlia fosse educata e che credesse nei valori della vita. Vuole impartirle una educazione emotiva per insegnarle ad amare (“la cosa più difficile”). Cristina ha lavorato molto con lo psicologo per mantenere in vita l’unione col marito, concludendo che la mediazione sta alla base del loro rapporto.

Il marito, Gianfranco, critica spesso la moglie su come mangia, come sta seduta a tavola o come si veste. Lui ha un gemello e un fratello più piccolo di undici anni. E’ un artista come tutti i fratelli. Dipinge e lavora in uno studio grafico. Cristina lo descrive come lunatico, categorico nelle regole di comportamento, rigido e intransigente.

Il loro punto di incontro (quando si ritrovano a tavola insieme) diventa il loro punto di scontro. I nonni paterni di Elisa sono di Ragusa; la nonna, Giovanna, è molto rigida, autoritaria. Giuseppe (il nonno) è un artista pure lui dotato di grande manualità; è un bonaccione. Il papà di Cristina invece è introverso come il marito, mentre sua mamma è invasiva e invadente e dà l’anima, mettendo tutto a disposizione ma vuole essere molto attenta e presente nella vita della figlia che ha scelto (per la nota regola della sopravvivenza) come figlia a cui affidarsi per la sua cura senile.

Il genogramma di Diego

Genogramma Diego

Il genogramma di Diego è più complesso e articolato poichè acute; costellato da più figure “genitoriali” nell’ambito di famiglie “allargate”, caratterizzate dal susseguirsi di unioni e disunioni coniugali. Ma vediamo meglio di rappresentarlo schematicamente. La nonna di Isabella, Camilla, viene ricordata come un generale, figura autoritaria. Margherita è stata severa con Isabella e il messaggio educativo più forte trasmessole è stato quello di non piangersi addosso insieme all’imperativo di reagire sempre di fronte alle avversità. Il messaggio che Isabella vorrebbe trasmettere al piccolo Diego (figlio voluto e desiderato da entrambi i genitori) è quello dell’autonomia, dell’indipendenza, dell’unità famigliare. Roberto (papà di Isabella) è un idealista, un debole. Alcolizzato, si è separato dalla moglie quando Isabella aveva appena sei mesi di vita.

La mamma di Leonardo (papà di Diego) è molto innamorata di suo figlio. Sia Leonardo che la sorella Lorella, sono molto aperti alle nuove esperienze della vita. Dolce, molto disponibile verso gli altri, socievole, artista un po’ scostante, Leonardo ha in comune con Isabella la testardaggine. Come padre di Diego, vorrebbe trasmettergli gli stessi valori di Isabella: l’autonomia, l’indipendenza, la capacità di cavarsela da solo, pur facendogli capire che i genitori sono sempre presenti nella difficoltà e nel bisogno e che al di là delle vicissitudini di unione o di disunione a cui eventualmente potrebbero andare incontro nella loro vita sentimentale, i genitori intendono rimanere punti fermi di riferimento per lui in ogni momento.

Così come è accaduto nelle famiglie di provenienza, Leonardo e Isabella hanno imparato che l’autonomia di ruolo si mantiene nonostante i cambiamenti coniugali e di coppia. Hanno acquisito la libertà di scegliere un ruolo, quello di genitore. In questo contesto famigliare complessivo il lavoro che spetta a Leonardo ed Isabella è quello di integrazione in cui come genitori devono mantenersi equipollenti ed equivalenti nella diversa identità maschile e femminile; i modelli passati che entrambi hanno avuto dimostrano la presenza di una donna indipendente e di un uomo invece dipendente. La storia di Isabella è più pesante perché richiede la fatica di integrare tutte le storie delle generazioni passate. Bisogna fermarsi e riflettere prima di agire con dei modelli o atti educativi che possano contrastare con quelli del compagno.

Perché la scelta del Genogramma e conclusione

Abbiamo scelto il genogramma come strumento su cui lavorare con le coppie in attesa perché è nostra premessa il fatto che sia all’interno della famiglia di origine che ognuno di noi apprende cos’è una coppia, una famiglia e come debbano essere le relazioni familiari.

“Noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie” (Bateson, 1987). Nell’ambito della clinica sistemica è Gregory Bateson a definire la famiglia come una struttura che connette, mettendo in luce i legami che tengono insieme le persone che fanno parte dello stesso contesto/gruppo familiare. Il ricorso allo strumento del genogramma consente di fotografare una famiglia nella sua dimensione evolutiva, attraverso cioè una rete di relazioni osservate nel loro evolversi nel tempo. Tale ampliamento del campo di osservazione è finalizzato secondo Hoffman ad “identificare i modelli che originano dal passato e che hanno un predominio sulle persone attuali e per aiutare la gente a distaccarsene” (Hoffamn, 1984). Con ciò non s’intende affatto dire che le persone, poiché ritenute parte di un sistema più ampio, fatto di valori, miti, storie che s’intrecciano con quelle di altri provenienti da altre generazioni, siano condannate a rimanere fedeli nel tempo alle dinamiche/alle scelte del proprio contesto familiare. Quanto, grazie alla pratica del genogramma, la possibilità di scegliere di essere autori della propria storia, riconoscendo il proprio personale/originale contributo all’interno della propria famiglia intesa nel senso più ampio del termine.

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