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scritto da DANIELA CACCIANIGA Neuropsicologa

Un viaggio alla scoperta del suo mondo intra ed extra uterino

La nascita del movimento

T utte le madri ricordano con emozione il momento in cui, nel corso della loro gravidanza, hanno sentito per la prima volta il bambino che si muoveva dentro di loro. E’ un momento molto importante, che è stato atteso per molte settimane dall’inizio della gravidanza. Infatti i primi movimenti fetali non vengono percepiti dalla madre se non dopo il quarto mese di gestazione. Anche per questo fino a non molti anni fa si pensava che il feto cominciasse a muoversi solo in quel momento dello sviluppo.

La possibilità di utilizzare apparecchiature di ecografia, che ci consentono di osservare il feto anche a lungo, in maniera innocua e con una sorprendente chiarezza, ha completamente cambiato le nostre idee sulla motricità fetale. Grazie ad una serie di ricerche, condotte negli ultimi anni per mezzo dell’ecografia, oggi sappiamo che sin dalle prime settimane di gravidanza il feto si muove moltissimo e con un repertorio di movimenti straordinariamente ricco. Non solo la motricità fetale inizia più precocemente di quanto non si ritenesse prima, ma non è affatto caotica, scoordinata e primitiva come si supponeva. Al contrario il feto possiede sin dall’inizio una serie di movimenti identici a quelli che poi potremo osservare nel bambino subito dopo la nascita ed in alcuni casi molto simili a quelli dell’adulto.

L’ecografia ci ha mostrato che il feto compie sia movimenti complessi, che coinvolgono tutto il corpo, sia movimenti di un singolo arto, od anche delle dita, movimenti della bocca e della lingua, simili alla suzione, allo sbadiglio, al sorriso e tanti altri. La ricchezza e la complessità della motricità fetale che abbiamo scoperto attraverso l’ecografia stimolano una serie di domande molto importanti.

In primo luogo: cos’è che spinge il feto a muoversi innumerevoli volte nell'arco della giornata? Sono forse gli stimoli che riceve dall’ambiente intrauterino, così come spesso accade al neonato o al bambino che si muovono quando sono toccati, o quando vedono un oggetto o una persona, oppure in risposta al suono, od alla voce?
La risposta è sicuramente negativa. Anche il feto può, specie nelle ultime settimane di gestazione, essere influenzato da alcuni stimoli, in particolare provenienti dalla madre, ma i movimenti che egli produce ad intervalli di pochi minuti l’uno dall’altro sono generati spontaneamente.

Sappiamo oggi che esistono in diverse parti del sistema nervoso numerosi “generatori” di movimento. Essi si attivano in modo spontaneo ed indipendentemente l’uno dall’altro, ad intervalli più o meno regolari, come un meccanismo elettrico che di tanto in tanto si accende, provocando i vari movimenti che noi osserviamo. Un'altra domanda che viene naturale porsi riguarda il significato, lo scopo per il feto di questo suo spontaneo muoversi incessantemente ed in modo così vario e ricco. La risposta è ancora in questo caso necessariamente complessa ed in larga parte ancora frutto di ipotesi non completamente dimostrate. Sicuramente alcuni movimenti sono importanti per lo sviluppo del feto e per il suo benessere. Per esempio i movimenti più globali di tutto il corpo impediscono che la pelle del bambino venga danneggiata a contatto con l’utero materno, per l’eccessiva immobilità in una posizione.

I movimenti di singoli segmenti del corpo e di singoli muscoli sono poi come prove od esercizi che aiutano ossa, muscoli e fibre nervose a crescere in maniera corretta. Il movimento permette anche la specializzazione ed il consolidamento di quelle parti del midollo spinale e dell’encefalo che controlleranno e guideranno il movimento nella vita futura da neonato e poi da bambino. Sappiamo infatti che nei primi mesi di vita viene prodotto un numero esuberante di cellule nervose e di sinapsi; l’esercizio motorio fa sì che solo quelle parti del sistema nervoso che sono più efficaci rimangano, mentre le altre scompaiano.

Il feto sviluppa e produce nel corso della gestazione anche alcuni movimenti che non hanno una funzione durante la vita intrauterina, ma solo successivamente. Attraverso alcuni di essi, come la rotazione del capo e gli stiramenti, il bambino parteciperebbe attivamente al processo del parto. Altri movimenti, come quelli respiratori oppure degli occhi, che il feto compie già in utero quando non vi è aria da respirare e niente da percepire visivamente, non sarebbero altro che anticipazioni, forse necessarie per un loro sviluppo corretto, di movimenti utili per il bambino solo nella vita postnatale.

Altri movimenti potrebbero avere una funzione immediatamente durante la vita intrauterina ed assumerne successivamente una diversa. I movimenti fetali, che emergono nelle prime settimane di gestazione, si modificano ben poco nei mesi successivi prima della nascita. Nella seconda metà della gravidanza tuttavia una importante modificazione sopravviene nella motricità del feto, che è necessario conoscere perché può rappresentare fonte di preoccupazione.

Nelle ultime settimane di gestazione la madre percepisce molto bene i movimenti del bambino, che preme con il proprio corpo contro le pareti dell’utero, che ormai fa fatica a contenerlo. Spesso tuttavia vi sono minuti di completa immobilità, che paiono talvolta molto lunghi alla madre e che possono indurre a farle pensare che qualcosa non stia andando per il verso giusto. La spiegazione di questo fenomeno è invece molto semplice: il bambino sta maturando quella periodicità di attività e riposo che poi ritroveremo anche nel neonato, e con durata molto diversa nel bambino più grande e poi nell’adulto.

Nel corso delle ultime settimane di gravidanza il feto trascorre periodi sempre più lunghi di tranquillità, senza movimenti. Parallelamente diminuiscono i periodi di sonno agitato ed aumentano quelli di veglia. Questo processo, che inizia durante la vita fetale, continuerà dopo la nascita. Per ciò che riguarda la distribuzione della quantità di movimento nell’arco della giornata, il feto si muove molto nel corso della notte e molto meno al mattino. Oggi sappiamo che è proprio la madre ad essere responsabile di questa variazione ritmica di movimento, attraverso una serie di ormoni.

Detto questo, occorre però sottolineare che esistono diversità, da feto a feto, nel modo e nella quantità di movimento. Vi sono feti che si muovono più di altri, ve ne sono alcuni che compiono più movimenti bruschi e meno movimenti lenti, od al contrario. Non sappiamo ancora perché questo avvenga, né quali conseguenze questo possa avere per la vita futura del bambino.

Recenti ricerche hanno dimostrato che, salvo in condizioni di grave sofferenza del feto, la quantità di movimento è un indice assai poco sensibile della salute fetale. Molto più importante del “quanto” è il “come” il bambino si muove.

Le capacità motorie del neonato: una straordinaria competenza per rispondere alle sue necessità vitali

Finalmente dopo nove mesi nell’utero materno, il bambino viene al mondo. Egli è ben equipaggiato, da un punto di vista motorio, per rispondere alle principali esigenze che la situazione di essere separato dalla madre gli pone.

Anziché ricevere protezione dall’utero e tutte le sostanze che gli servono per vivere e per crescere dal sangue materno, egli deve ora saper nutrirsi, respirare, proteggersi da situazioni che possono essere per lui dannose. Egli possiede una serie di movimenti che sono perfetti a questo scopo.

Basta che il suo volto sfiori il seno della madre perché immediatamente egli indirizzi la bocca verso il capezzolo ed inizi a succhiare, con movimenti perfettamente coordinati ed efficienti. La respirazione già pochi secondi dopo la nascita è efficace e ben coordinata con la suzione. Se qualcosa viene posta sul suo volto o se è messo prono, compie movimenti energici con le braccia e con il capo che lo liberano e gli impediscono di sentirsi soffocare. Se qualcosa di spiacevole o doloroso lo tocca ad un piede, ritrae rapidamente l’arto per sfuggire alla minaccia.

Ma il repertorio motorio del neonato è ben più vasto di questi movimenti essenziali per la sopravvivenza. E’ capace di orientarsi verso un rumore, in particolare verso la voce umana. Segue con gli occhi e con il capo un oggetto che si muove lentamente davanti a lui. Raddrizza il capo e, se sostenuto dall’adulto, si mantiene in posizione eretta per qualche istante e nella stessa posizione muove qualche passo. Se gli accarezziamo il palmo della mano o la pianta dei piedi, egli risponde afferrando strettamente le dita o l’oggetto che lo stimola. Se viene toccato bruscamente oppure se sente un rumore molto forte o se subisce un improvviso cambio di posizione, il bambino reagisce inarcando la schiena, estendendo braccia e gambe per poi fletterle verso il centro del corpo. L’importanza della maggior parte di questi movimenti è chiara: essi permettono l’adattamento del bambino al nuovo ambiente. Ciò che caratterizza tutti questi riflessi è la loro scomparsa dopo le prime settimane di vita. In altri casi, come il raddrizzamento del capo, il neonato mostra i primi abbozzi di alcune abilità che si svilupperanno rapidamente nei mesi successivi.

Come ci sono differenze in epoca prenatale tra un feto e un altro a livello di motricità, ancora maggiori sono le differenze tra un neonato e l’altro sul tema. Alcuni si muovono di più, altri meno, le posizioni preferite sono per lo più diverse, ugualmente i tempi di veglia e di sonno. Alcuni preferiscono stimoli visivi, altri uditivi, alcuni sono facili da calmarsi, altri continuano a piangere senza causa apparente, malgrado ogni sforzo per calmarli. Le cause di queste differenze possono essere in parte genetiche, trasmesse al bambino dal padre o dalla madre, in parte dovute a fattori ambientali, fisici e psicologici. Non solo l’adulto ma anche il bambino molto piccolo possiede quindi una propria individualità, fatta da un insieme irripetibile di qualità, da capire nei suoi determinanti e da rispettare.

Le tappe dello sviluppo motorio

Le posture nelle prime settimane di vita

Nelle prime settimane di vita, le posture stabili che il neonato ha a sua disposizione sono ben poche. Ogni variazione, soprattutto se imprevista, gli fa perdere stabilità. Ha quindi bisogno di posizioni stabili ed è capace di segnalare sin dai primi giorni di vita questa sua esigenza. In questo primo periodo dorme molto e mantiene una stessa posizione per lungo tempo, fino a che l’adulto non interviene a cambiarla. Quando è supino o prono gli arti inferiori sono flessi, il capo è ruotato da un lato o dall’altro; non è capace di mantenerlo al centro. Muove tutto il corpo con scarso controllo e spesso si raggomitola.
Il neonato è capace sin dalle prime ore di vita di sollevare il capo dal piano in posizione prona e di ruotarlo da un lato all’altro liberando così le prime vie aeree (naso e bocca).

L’acquisizione del controllo del capo: i primi mesi di vita

Ormai molti studi hanno dimostrato che l’informazione visiva ha un ruolo fondamentale nel controllo della postura. Al momento della nascita egli distingue la luce ed il buio, può fissare un oggetto che sia posto abbastanza vicino, riesce a seguire con gli occhi una luce in movimento. Nel corso dei primi due mesi queste capacità aumentano e con esse si accresce l’interesse per l’esplorazione visiva dell’ambiente circostante. Restando sveglio ed attivo per tempi più prolungati, ha occasione di esaminare meglio ciò che lo circonda e di adattare la posizione del suo capo per poter esplorare con lo sguardo. Conquista così la capacità di portare e mantenere la testa al centro, senza che essa “cada” ora da un lato ora dall’altro. Le esperienze visive alimentano dunque nel bambino la curiosità di guardarsi intorno: egli sarà motivato, in qualunque posizione, a sollevare e mantenere eretto il capo per osservare qualcosa di interessante.
Se il lattante di 2-3 mesi viene messo in condizione di potersi muovere liberamente e di sperimentare posizioni diverse nel corso della giornata (supino, prono, sul seggiolino), ha maggiori possibilità di esercitare le sue capacità di controllo su movimenti e posture e di osservare il mondo da diverse prospettive. Da prono a seduto può seguire i movimenti delle persone intorno a lui e fare le prime integrazioni sensoriali: riconosce gli oggetti familiari (es. il biberon) e osserva incuriosito volti poco noti, si gira verso voci conosciute. Da supino ruota il capo per osservare le proprie mani, le porta davanti a sé e ne studia a lungo i movimenti mantenendo la testa ferma; costruisce così i presupposti necessari allo sviluppo della manipolazione.
Quando nelle ore di veglia viene messo sulla pancia il bambino può protestare poiché associa questa posizione al sonno, ma basta interessarlo a guardare qualcosa posto all’altezza dei suoi occhi perché egli accetti più volentieri questa posizione.

L’acquisizione del controllo del tronco (4-5 mesi)

Come per l’acquisizione del controllo del capo, anche la maturazione della capacità di restare seduto da solo avviene con l’apporto fondamentale delle informazioni provenienti dalla vista. Le capacità visive del bambino comprendono ora la percezione della distanza, della profondità, dei colori. Alcuni bambini prediligono, a questo punto, la posizione prona in quanto offre loro maggiori possibilità esplorative. Altri, nonostante siano capaci di controllare la posizione prona con sicurezza, non vogliono assolutamente mantenerla nelle ore di veglia e preferiscono stare sdraiati sulla schiena o seduti sul seggiolino. Stare sulla pancia potrebbe essere per loro troppo impegnativo poiché richiede una discreta forza delle braccia. Le capacità motorie dipendono pure dallo sviluppo muscolare ed anche in questo i bambini possono essere diversi tra loro. Quelli che si impegnano meno in attività di movimento e di forza sono maggiormente inclini a dedicarsi ad attività di manipolazione e sono attenti osservatori.

La posizione seduta: nuove prospettive (6-8 mesi)

Il bambino a questo stadio di sviluppo, gradisce sempre di più la posizione seduta. Anche se non è ancora capace di controllarla da solo, ed è in grado, assistito dall’adulto, di essere un poco più stabile se appoggia entrambe le mani davanti a sé. In questo modo impara ad estendere gradualmente la colonna vertebrale: per raggiungere un oggetto si protende in avanti, fino a staccare la schiena dall’appoggio. Con il passare delle settimane può stare seduto con maggior sicurezza necessitando sempre meno dell’aiuto dell’adulto. Riesce a restare seduto da solo per tempi sempre più prolungati: appoggiando le mani aperte davanti con le gambe divaricate per trovare il massimo di stabilità.

Anche l’acquisizione della capacità di restare seduto da solo può variare da bambino a bambino. Uno tranquillo, specie se poco stimolato, può avere meno fretta nel conquistare l’autonomia da seduto rispetto ad un coetaneo molto attivo. Per incoraggiarlo a prendere l’iniziativa può essere sufficiente abituarlo a giocare seduto a terra tra le gambe dell’adulto con qualche gioco interessante intorno. In questa rassicurante posizione egli può tentare diversi modi di allungarsi verso l’oggetto senza rischiare di cadere, ma con sufficiente libertà di movimento.

Quando il bambino è capace di controllare e raddrizzare la schiena per tempi prolungati, può liberare le mani per afferrare gli oggetti. La possibilità di usare finalmente le mani e le braccia per altri scopi ed il conquistato controllo del tronco, gli consentono di tentare nuove esperienze. Adesso può stare seduto anche senza appoggio ed iniziare ad equilibrarsi in modi diversi. Gli arti superiori si preparano nel frattempo a compiere azioni maggiormente complesse: mentre un braccio sostiene il peso del corpo, l’altro si avvicina all’oggetto. Inizialmente le gambe partecipano poco al movimento ed il bambino non si può sbilanciare molto ma, con il procedere dei tentativi di conquista di oggetti sempre più lontani, egli impara ad adattare la posizione delle sue gambe in modo da equilibrare gli spostamenti del corpo.

Il bambino ha ora a disposizione varie posizioni. La scelta della posizione preferita dipende dalla individuale propensione e dalle abitudini posturali indotte dai familiari. Alcuni bambini dimostrano a questo livello di sviluppo una spiccata predilezione per la posizione eretta ed imparano presto a puntare i piedi e a raddrizzarsi non appena possibile. Altri passano la maggior parte del tempo a scoprire nuove possibilità di raddrizzamento: da seduti o proni spostano il peso del corpo su braccia e gambe, sollevano da terra l’addome ed il bacino e restano in equilibrio sui quattro arti. Conquistano così con grande soddisfazione la posizione quadrupedica.
I bambini quindi si differenziano anche nella propensione verso la statica eretta. Alcuni si raddrizzano con sorprendente rapidità e si sostengono sicuri già a 7-8 mesi, altri oscillano il bacino in tutte le direzioni, altri non sembrano gradire l’esperienza.

Dall’acquisizione della posizione eretta al cammino autonomo

La completa maturazione della capacità di stare in piedi è di fondamentale importanza per lo sviluppo delle successive competenze posturali e motorie, prima fra tutte il cammino. Il bambino deve poter sperimentare ed esercitare in modo naturale, vale a dire nella massima libertà posturale, i vari passaggi di posizione che lo porteranno a raggiungere la posizione in piedi. Se nello spazio in cui gioca ha a sua disposizione superfici stabili, di varia altezza, a cui appoggiarsi (es. poltrone, panchetti, tavolini) viene incoraggiato a servirsene per raddrizzarsi con lo scopo di raggiungere qualcosa.

Il bambino è ora eretto, finalmente in piedi, e, seppur traballante, è molto soddisfatto di questa conquista. Una volta capace di portarsi in piedi si esercita appena può e sperimenta numerose varianti per rendere il passaggio più rapido possibile. Occorre tenere presente che, in questa fase dello sviluppo posturale, le diversità tra i bambini sono più marcate e l’epoca di acquisizione della posizione eretta può variare anche di alcuni mesi.

Una volta acquisita la capacità di stare in piedi con appoggio, il bambino impara a spostare il peso del corpo ora su un piede ora sull’altro per spostarsi lateralmente lungo un appoggio. Per spostarsi da un posto all’altro, deve però ancora mettersi necessariamente seduto e gattonare, per poi rimettersi di nuovo in piedi una volta giunto a destinazione. Alcuni bambini prima di muovere i primi passi in modo autonomo presentano un periodo in cui si spostano spingendo una sedia o un carrettino, muovendosi in avanti invece che lateralmente. Alcuni preferiscono invece essere sostenuti dall’adulto a cui chiedono sempre più insistentemente di essere messi in piedi per camminare. Il cammino indipendente viene perciò acquisito ad età diverse che variano fra 10 e 18 mesi.

Per cammino indipendente si intende la capacità del bambino di effettuare almeno 10 passi consecutivi senza nessun appoggio. Al momento dei primi passi è presente in genere un equilibrio molto precario che si esprime nella particolare facilità con cui il bambino cade. Alcuni soggetti assolvono alla necessità iniziale di conservare l’equilibrio durante il movimento con un aumento della velocità del cammino. Al contrario c’è chi riesce a mantenersi in equilibrio solo muovendosi con estrema lentezza, soffermandosi un po’ tra un passo e l’altro. In linee molto generali, si può affermare che il bambino, entro gli 11-12 mesi deve aver raggiunto la capacità di spostarsi nell’ambiente e di stare in piedi con appoggio. Per il cammino indipendente il limite di età è rappresentato dai 18 mesi. Se entro tali epoche queste acquisizioni non ci sono ancora, è bene fare una visita approfondita da uno specialista.

Tempi e modi diversi di rispondere ad uno stesso bisogno

L’acquisizione di una modalità di spostamento avviene solitamente nella seconda metà del primo anno di vita. Talvolta però i primi tentativi di progressione possono essere evidenziati già verso il 5° o 6° mese. Non è comunque possibile stabilire con esattezza l’età in cui il bambino manifesterà l’intenzione di muoversi autonomamente nell’ambiente prima del cammino. Esiste infatti una grande diversità tra un bambino e l’altro sia nei tempi in cui le diverse strategie locomotorie vengono acquisite, sia nel tipo di modalità adottata per spostarsi.

I fattori che influenzano la scelta del bambino dipendono oltre che da elementi costituzionali, anche dalle abitudini di vita del bambino, a cominciare dalle più precoci. Per esempio un bambino che sperimenta sin dalle prime settimane la posizione prona mostrando di gradirla, potrà essere guidato a scegliere di spostarsi strisciando o gattonando, specie se ha a disposizione lo spazio necessario per farlo. Se invece trascorre la maggior parte del tempo in braccio o nel seggiolino, oppure viene messo in piedi troppo presto, non sarà stimolato a muoversi stando a terra.

Durante questa fase il vostro bambino vivrà un momento bellissimo, dunque cercate di goderlo al massimo con lui e di rispettare i suoi tempi. Ricordatevi di non forzare mai posizioni o posture che il bambino non assume autonomamente: è il caso di dire che dovrete lasciargli muovere i suoi passi.

Le domande più frequenti delle neomamme

Quando il bambino inizia a spostarsi, come è bene organizzare gli spazi in casa?

Gestire la sua collocazione nell'ambiente gli regalerà un senso di libertà e di gioia, pian piano acquisirà fiducia nelle sue abilità motorie e sperimenterà sempre cose nuove. Proprio per questa ragione, la casa e le aree in cui lo lasciate gattonare e/o camminare devono essere bonificate da eventuali rischi. Fate attenzione a spigoli, tovaglie che pendono dai tavoli (potrebbe attaccarsi e tirarla giù), prese elettriche scoperte e simili.
Allo stesso tempo non bisognerà diventare apprensive e ingiustificatamente ansiose, cadere e sbattere fa parte del processo di crescita, è ovvio che non è il caso di lasciarlo solo in balcone. Il momento più temuto di ogni genitore, arriva quando il bambino decide che è ora di tirarsi su e fare piccoli passi. In questa fase tutto ciò che troverà gli sembrerà un supporto cui attaccarsi e, considerate le sue ancora ridotte capacità di calcolare variabili quali la gravità, potrebbe non essere un bene.

Se un bambino non gattona è il caso di preoccuparsi?

Se vostro figlio non gattona, esclusi disturbi psicomotori, non allarmatevi. Come già detto, ognuno ha i suoi ritmi. Forzare il piccolo non servirà molto, solo lui sarà in grado di capire quando la sua mente e il suo corpo sono pronti a compiere determinati passi.

Può essere utile utilizzare un tappeto gommato su cui porre il bambino per i suoi spostamenti a terra?

Il tappeto gommato (bando a materiali che trattengono polvere e non sono lavabili), può attutire le cadute del bambino e offrirgli una superficie più morbida su cui poggiare le ginocchia. Difficile però che il bambino si limiti a percorrere quell'area, l'esplorazione è una parte integrante del processo e mal sopporterà limiti troppo rigidi. In ogni caso è una buona soluzione per pavimenti particolarmente freddi come il cotto o il marmo.

E’ utile l’uso del girello?

L'uso del girello è fortemente sconsigliato. Favorisce la formazione di difetti nei piedi e fuorvia l'esperienza del bambino rispetto la deambulazione, creando atteggiamenti e posture non corretti. Per intenderci quando camminerà, il suo vissuto gli trasmetterà informazioni errate come che per correre bisogna stare sulle punte, ricordo di quanto memorizzato sul girello.
Superati i dodici mesi e fatti i progressi appena descritti, il piccolo comincerà a muovere i primi passi. Lasciatelo camminare a piedi nudi il più possibile (per l'inverno ci sono calzettoni pensati apposta) la percezione tattile gli darà maggiore sicurezza, e sgombrate la sua strada da eventuali ostacoli.

Se il bambino cade mentre impara a camminare come è utile comportarsi?

In caso di capitombolo non fatevi prendere dal panico, più manterrete la calma meno si agiterà lui, rassicuratelo con parole dolci e una volta sincerate che non è accaduto nulla, cercate di distrarlo per farglielo dimenticare al più presto.

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